Martedì 6 ottobre 2026
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L'economia sommersa di droga e oro vale il 4,4% del PIL

AMERICHE - COLOMBIA
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In Colombia un'economia sottraccia proventi enormi allo Stato e distorce i dati economici ufficiali. Narcotraffico, estrazione illegale di oro e corruzione diffusa alimentano un mercato sommerso che, secondo quanto riporta ColombiaOne, sta letteralmente dando forma al paesaggio urbano delle principali città del paese, mentre lo Stato colombiano fatica a far quadrare i conti pubblici.

Il contrasto è stato denunciato direttamente dal presidente Abelardo De La Espriella in un'allocuzione televisiva nazionale: mentre lo Stato è "scoperto" e paga un debito costosissimo, per le strade prospera un'economia parallela sostenuta da denaro illecito, proveniente in larga parte dal fatto che la Colombia è diventata il primo produttore mondiale di cocaina. A questi proventi del narcotraffico, ha aggiunto il presidente, si sommano i capitali della corruzione che circolano sul mercato. Proprio il peso del debito pubblico ha spinto il governo a chiedere un piano di salvataggio finanziario al Fondo Monetario Internazionale.

 

A fornire i contorni quantitativi del fenomeno è stato l'ex ministro delle Finanze Jose Antonio Ocampo, secondo cui i tre pilastri dell'economia illecita colombiana restano cocaina, oro illegale e contrabbando nei porti. Nel 2024 la produzione e il traffico di cocaina hanno generato circa 16,5 miliardi di dollari per le organizzazioni criminali del paese, una cifra che supera quanto incassato dalla Colombia con le esportazioni legali di petrolio, carbone e caffè messe insieme. Dieci anni fa il peso di questo business sull'economia nazionale era dello 0,8% del PIL: oggi è salito al 4,4%, una crescita dovuta non tanto all'aumento dei prezzi quanto ai volumi di produzione, più che decuplicati nello stesso periodo.

 

Accanto alla cocaina, l'oro illegale rappresenta il secondo pilastro dell'economia sommersa, con un valore stimato di circa 3,5 miliardi di dollari l'anno. Secondo le stime citate, ben il 72% dell'oro esportato legalmente dalla Colombia nel 2023 proverrebbe in realtà da operazioni minerarie illegali, un dato che segnala quanto il settore estrattivo regolare sia ormai penetrato da flussi di origine criminale.

 

Nel complesso, i fondi illeciti equivalgono al 4,4% del PIL colombiano e stanno alimentando un vero e proprio boom di consumi di lusso: immobili esclusivi, hotel, ristoranti di fascia alta e automobili extra-lusso a Bogotá, Medellín, Cali e nell'Asse del Caffè. Le vendite di veicoli di fascia premium sono cresciute del 39,6% solo nel mese di settembre, un indicatore che gli investigatori leggono come sintomo della necessità di riciclare capitali di provenienza illecita attraverso beni di valore facilmente trasferibile.

 

Le indagini giudiziarie in corso hanno già portato al sequestro di beni appartenenti a ex parlamentari coinvolti nello scandalo legato all'Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastro, tra cui un appartamento di lusso a Bogotá del valore di quasi 5 miliardi di pesos, collegato a un'inchiesta per corruzione che tocca anche la precedente amministrazione guidata da Gustavo Petro. È stato inoltre arrestato Kevin Alex Thobias, a cui sono stati confiscati veicoli dal valore straordinario, tra cui una Bugatti Chiron da 3,2 milioni di dollari e quello che viene descritto come il primo Tesla Cybertruck immatricolato in Colombia.

 

Un ulteriore canale che desta preoccupazione riguarda le rimesse dall'estero: tra gennaio e agosto 2026 hanno raggiunto 8,89 miliardi di dollari, superando gli investimenti diretti esteri, fermi a 5,78 miliardi. Secondo quanto riportato, questo canale viene utilizzato anche per far rientrare nel paese denaro di origine illecita mascherandolo da rimessa di lavoratori emigrati.

Sul fronte del contrasto, il governo colombiano punta sulla coalizione antidroga a guida statunitense denominata "Shield of the Americas" per cercare di arginare il fenomeno. Resta però critica la situazione dell'Unità di Informazione e Analisi Finanziaria, l'organismo nazionale incaricato di monitorare i flussi sospetti, che secondo quanto riferito soffre di carenze operative dopo essere stata temporaneamente espulsa dal Gruppo Egmont, il network internazionale delle unità antiriciclaggio, durante la precedente amministrazione Petro.

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