Cittadinanza italiana per discendenza: cosa cambia con la sentenza Cassazione 24045/2026
Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno emesso una sentenza destinata a fare da punto di riferimento in materia di cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis). Con la pronuncia n. 24045, resa il 14 aprile 2026 e depositata il 26 luglio 2026, come riporta lentepubblica.it, la Cassazione ha definitivamente risolto un contrasto interpretativo che si trascinava dal 2018 attorno agli articoli 7 e 12, comma 2, della legge n. 555 del 1912, in tema di perdita della cittadinanza da parte del figlio nato all'estero a seguito della naturalizzazione del genitore.
Il nodo giuridico era sorto in modo improvviso, dopo oltre un secolo di interpretazione pacifica: dapprima in sede giurisdizionale a partire dal 2018, poi in sede amministrativa con la circolare del Ministero dell'Interno n. 43347 del 3 ottobre 2024. Le Sezioni Unite hanno ora posto fine all'incertezza, enunciando quattro principi di diritto.
Il primo e più rilevante per i diretti interessati stabilisce che la nuova disciplina introdotta dal decreto-legge n. 36/2025 (convertito nella legge n. 74/2025, il cosiddetto Decreto Tajani), che ha ristretto i criteri di riconoscimento della cittadinanza per discendenza, non si applica alle domande giudiziali di accertamento dello stato di cittadino presentate prima del 27 marzo 2025: queste restano regolate dalla legislazione precedentemente in vigore.
Il secondo principio chiarisce la questione centrale sulla bipolidia originaria: il figlio nato all'estero da genitore italiano è, fin dalla nascita, cittadino italiano per iure sanguinis e al tempo stesso straniero per iure soli secondo la legge del Paese di nascita. La Cassazione ha stabilito che, in questa situazione di doppia cittadinanza acquisita alla nascita, la successiva naturalizzazione del genitore durante la minore età del figlio — sia essa volontaria o involontaria — non incide sulla cittadinanza italiana del figlio stesso. Quest'ultimo, una volta raggiunta la maggiore età, potrà eventualmente rinunciare volontariamente alla cittadinanza italiana, ma non ne è automaticamente privato.
Il caso concreto oggetto del ricorso riguardava dei minori, figli di un soggetto nato cittadino italiano, la cui madre — anch'essa nata cittadina italiana — era stata naturalizzata in Venezuela. La Corte ha accolto il ricorso avverso il diniego di riconoscimento della cittadinanza.
La sentenza è destinata a incidere su un numero molto elevato di procedimenti, in particolare quelli promossi da discendenti di emigranti italiani in America Latina, che negli ultimi anni si erano visti opporre dinieghi fondati proprio sull'interpretazione contestata degli articoli 7 e 12 della legge del 1912. La pronuncia si inserisce in un quadro normativo e giurisprudenziale ancora in evoluzione, dopo la riforma del 2025 e la sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, che aveva confermato in parte la stretta introdotta dal legislatore per i nati all'estero con un'altra cittadinanza che non avessero ancora avviato una procedura di riconoscimento.