Mercoledì 2 settembre 2026
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La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans

U.E. - BULGARIA
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Una sentenza storica arriva dalla Bulgaria per i diritti delle persone con varianza di genere. Come riporta Gay.it, la Corte Suprema di Cassazione bulgara ha accolto le richieste di quattro persone trans, autorizzando per la prima volta dal 2020 la modifica del genere anagrafico, del nome e del numero di identificazione personale nei documenti di stato civile.

 

Le sentenze, emesse a fine luglio da diversi collegi della Camera Civile della Corte, arrivano al termine di un percorso giudiziario segnato da anni di stallo e da una condanna europea. I quattro casi riguardano persone trans bulgare che da tempo attendevano il via libera ai cambi anagrafici. Tra questi c'è quello di P.M.M., in attesa dal 2022 di una decisione sul passaggio dei dati di stato civile da femmina a maschio: la Corte ha accolto la richiesta citando perizie psicologiche e forensi, oltre a testimonianze sulla natura permanente della sua identità di genere. C'è poi il caso di A.D.K., respinto in primo grado ma successivamente accolto dal Tribunale distrettuale di Plovdiv.

 

Per comprendere la portata della svolta occorre ricostruire una vicenda giudiziaria fatta di pronunciamenti contraddittori. Nel 2021 la Corte Costituzionale bulgara aveva stabilito che il termine "genere" nella Costituzione dovesse essere inteso in senso esclusivamente biologico, ammettendo il cambio di stato civile per autodeterminazione solo per le persone intersessuali. Nel febbraio 2023 la stessa Corte Suprema aveva poi adottato una decisione interpretativa vincolante che introduceva, di fatto, un divieto generale e automatico al riconoscimento legale del genere da parte dei tribunali bulgari.

 

Prima ancora, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo aveva già condannato il Paese due volte: nel 2020 con il caso Y.T. e nel 2022 con il caso P.H., per il mancato accesso a procedure rapide, trasparenti e accessibili di riconoscimento legale del genere.

 

A cambiare gli equilibri è intervenuta la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che il 12 marzo 2026 si è pronunciata sul caso C-43/24, noto come Shipova. La vicenda riguardava una donna trans bulgara emigrata in Italia, alla quale le autorità del suo Paese di origine negavano da anni il riconoscimento giuridico dell'identità di genere femminile, nonostante lei avesse già iniziato la terapia ormonale sostitutiva e vivesse socialmente come donna nel nuovo Paese di residenza.

 

La Corte di Lussemburgo ha stabilito che il diritto UE impedisce agli Stati membri di bloccare le modifiche ai dati anagrafici legati al genere, quando questo confligge con i principi giuridici europei necessari a garantire la libertà di movimento dei cittadini. I giudici europei hanno inoltre chiarito che i tribunali nazionali non sono vincolati da interpretazioni delle corti supreme o costituzionali interne contrarie al diritto europeo, aprendo così la strada alle sentenze bulgare di fine luglio.

 

Sulla base di questo principio, la Cassazione bulgara ha quindi ribadito che il diritto europeo prevale sulle interpretazioni nazionali confliggenti, superando così il vincolo posto dalla propria stessa decisione del 2023. Il caso Shipova è citato anche nella Trans Rights Map 2026 dell'associazione TGEU (Trans Europe and Central Asia) come uno dei precedenti che stanno ridisegnando il quadro dei diritti delle persone trans nell'Unione Europea.

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