Governatore di Sinaloa accusato di narcotraffico, torna e lascia in 34 ore

Il governatore dello stato messicano di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, 77 anni, esponente del partito Morena, è tornato in carica venerdì 21 agosto dopo oltre tre mesi di licenza, respingendo come false le accuse statunitensi che lo collegano al Cartello di Sinaloa. Ma il suo ritorno è durato appena 34 ore: sabato ha già chiesto al Congresso locale una nuova licenza a tempo indeterminato, approvata domenica dall'assemblea legislativa dello stato.
L'incriminazione, resa pubblica il 29 aprile dalla Procura federale del Distretto Sud di New York, coinvolge Rocha Moya insieme ad altri nove funzionari messicani attuali ed ex, tra cui un senatore in carica. Come riporta l'agenzia Associated Press, l'accusa sostiene che il gruppo abbia protetto membri del cartello in cambio di tangenti, mentre questi trafficavano fentanyl, eroina, cocaina e metanfetamine verso gli Stati Uniti. Il caso rappresenta l'azione pubblica più rilevante dell'amministrazione Trump contro quella che definisce corruzione istituzionale al servizio dei cartelli messicani, e ha alimentato nuove tensioni tra Washington e Città del Messico.
Al momento del suo rientro, Rocha Moya aveva dichiarato che la Procura generale messicana non aveva trovato prove a sostegno della sua partecipazione a condotte criminali, presentandosi come tornato "a testa alta". La sua difesa non è però bastata a placare le reazioni all'interno del suo stesso partito: il rientro ha scatenato un'ondata di critiche da parte di governatori, senatori e altre figure di primo piano di Morena, compresa la presidente Claudia Sheinbaum.
Sheinbaum, pur senza mai nominarlo direttamente, ha scritto sui social che nessun interesse personale può mai anteporsi agli interessi del popolo e della nazione, aggiungendo che il Messico merita funzionari pubblici consapevoli che le cariche sono temporanee, mentre la responsabilità verso la nazione è permanente. La rapida marcia indietro di Rocha Moya ha dimostrato l'autorità che la presidente esercita sul partito Morena, mentre cerca di mantenere un equilibrio delicato con il presidente statunitense Donald Trump, che sostiene come i cartelli controllino il Messico e ha più volte offerto assistenza militare statunitense per combatterli.
Sheinbaum ha comunque negato di aver protetto Rocha Moya, pur respingendo la richiesta di Washington di arrestare ed estradare gli imputati senza prove ritenute credibili, insistendo che qualsiasi procedimento giudiziario debba svolgersi in Messico. Il Ministero dell'Interno messicano ha definito il rientro in carica del governatore una decisione personale, precisando che le indagini della Procura generale sui dieci funzionari citati dal Dipartimento di Giustizia statunitense restano aperte.
Il Congresso dello stato di Sinaloa ha approvato all'unanimità la nuova licenza a tempo indeterminato del governatore e dovrà ora individuare chi assumerà la guida ad interim dell'esecutivo statale, come già avvenuto durante la precedente assenza durata 112 giorni. Tra i nomi circolati per l'incarico provvisorio figura quello dell'attuale segretaria generale di Governo, che aveva già ricoperto il ruolo durante la prima assenza di Rocha Moya.