Poligamia e ricongiungimento: la CEDU dà ragione ai Paesi Bassi
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha stabilito all'unanimità che i Paesi Bassi non hanno violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare nel caso di un rifugiato yemenita a cui era stato negato il ricongiungimento con cinque dei suoi tredici figli, nati da due mogli diverse dalla prima.
Lo riporta il Courthouse News Service, secondo cui la sentenza riconosce alle autorità nazionali un'ampia discrezionalità in materia di ricongiungimento familiare.
L'uomo, identificato nella sentenza con le iniziali A.A. e in realtà avvocato e attivista yemenita, era arrivato nei Paesi Bassi dopo la Primavera Araba ottenendo asilo politico. Grazie alle regole sul ricongiungimento familiare era riuscito a far arrivare in Olanda la prima moglie e gli otto figli avuti da lei. In una fase successiva aveva però chiesto di far raggiungere il Paese anche dagli altri cinque figli, nati dalla seconda e dalla terza moglie, pur sapendo che la poligamia è vietata dalla legge olandese e senza dunque chiedere l'ingresso delle due donne.
Le autorità dei Paesi Bassi avevano respinto questa seconda richiesta sostenendo che i cinque bambini vivevano già in condizioni stabili e dignitose in Turchia insieme alle rispettive madri, entrambe titolari dello status di rifugiate. I funzionari olandesi avevano inoltre proposto all'uomo una soluzione alternativa: divorziare dalla seconda e dalla terza moglie, così da poter beneficiare di regole più favorevoli al ricongiungimento. L'uomo ha però rifiutato questa opzione.
Nel ricorso presentato alla Corte di Strasburgo, il rifugiato ha sostenuto che il rifiuto di ammettere i cinque figli violasse il suo diritto alla vita familiare, tutelato dall'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La Corte, pur riconoscendo che tra l'uomo e i cinque bambini esistono legami familiari giuridicamente tutelati, ha respinto all'unanimità il ricorso. Secondo quanto pubblicato sul sito ufficiale della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, i giudici hanno ritenuto che la valutazione compiuta dalle autorità olandesi avesse raggiunto un giusto equilibrio tra gli interessi del ricorrente e quelli dello Stato.
La normativa dell'Unione Europea sul ricongiungimento familiare vieta l'ingresso di un secondo coniuge quando il richiedente vive già con un altro coniuge, e consente inoltre restrizioni sull'ingresso di figli nati da altri matrimoni, a condizione che le autorità nazionali valutino la situazione specifica di ciascun minore. Secondo quanto riportato da Courthouse News, Susan Rutten, docente di diritto islamico della famiglia in contesto europeo all'Università di Maastricht, ha osservato che la sentenza non ha affrontato la questione delle disuguaglianze negli esiti tra i figli nati dai diversi matrimoni, pur ritenendo che il luogo di residenza dei bambini e la possibilità di mantenere i contatti con il padre potessero giustificare esiti differenti caso per caso.
Giovanni Zaccaroni, professore associato di diritto dell'Unione Europea all'Università di Milano-Bicocca, ha commentato che legare automaticamente il rifiuto del ricongiungimento alla condizione di poligamia rischia di compromettere l'interesse superiore dei minori, definendo la pronuncia un esempio di come il margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati membri sia "un'arma a doppio taglio". Nel frattempo, secondo la stessa fonte, la seconda moglie dell'uomo è nel frattempo riuscita a raggiungere i Paesi Bassi insieme ai suoi figli, ottenendo lo status di rifugiata nel giugno 2025, mentre la sua domanda di ricongiungimento familiare risulterebbe ancora pendente.