Lunedì 31 agosto 2026
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RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro

U.E. - ITALIA
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L'emergenza delle residenze sanitarie assistenziali (RSA) in Piemonte continua ad aggravarsi, colpendo migliaia di famiglie costrette a sostenere costi sempre più insostenibili per garantire assistenza ai propri anziani non autosufficienti. Come riporta Torino Cronaca, oltre 15mila anziani non autosufficienti della regione rischiano di restare esclusi dalle strutture a causa della mancata compartecipazione delle Asl alla quota sanitaria del ricovero.

 

Senza il riconoscimento di questa quota, le famiglie si trovano a dover pagare per intero rette private che si aggirano attorno ai 3mila euro al mese, una cifra difficilmente sostenibile per la maggior parte dei nuclei familiari. La denuncia arriva dalla Fondazione Promozione Sociale e dal Coordinamento Sanità e Assistenza, due realtà che riuniscono i movimenti di base impegnati sul fronte dei diritti degli anziani e delle persone non autosufficienti. Le due organizzazioni hanno rilanciato l'allarme in occasione della seduta di insediamento del Consiglio della Regione Piemonte, chiedendo al presidente Alberto Cirio e all'assessore alla Sanità Federico Riboldi Marrone di riaprire immediatamente il confronto sul piano sociosanitario regionale.

 

Secondo quanto dichiarato dalle due associazioni, la situazione configura una vera e propria emergenza sociale che riguarda persone gravemente malate, private di ogni riconoscimento della loro condizione. Le Asl, spiegano Fps e Csa, negano a più di 15mila anziani piemontesi la quota sanitaria del ricovero in RSA, costringendoli a sostenere rette private superiori ai 3mila euro mensili. La richiesta delle associazioni è che venga finalmente applicata la normativa nazionale vigente, in base alla quale le Asl dovrebbero riconoscere il 50% della retta complessiva: non si tratterebbe quindi di ricoveri gratuiti, dato che i pazienti sarebbero comunque tenuti a versare la restante metà, salvo eventuale intervento integrativo da parte dei Comuni.

 

Il nodo centrale, secondo chi denuncia la situazione, è che le convenzioni attive con le Asl sono di gran lunga inferiori rispetto al numero dei posti letto effettivamente disponibili nelle RSA piemontesi. Questo squilibrio fa sì che una parte consistente degli anziani ricoverati debba farsi carico dell'intero costo della retta, con oneri economici che in molti casi diventano proibitivi per le famiglie. La legge nazionale sui livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti LEA) prevederebbe infatti che il servizio sanitario copra automaticamente il 50% della spesa per le RSA, allo stesso modo in cui copre integralmente i ricoveri ospedalieri o i percorsi di riabilitazione, ma nella pratica ciò non avviene per la carenza di convenzioni sufficienti.

Il fenomeno delle liste d'attesa resta legato a doppio filo a questa carenza di risorse convenzionate: chi non ottiene il riconoscimento della quota sanitaria da parte dell'Unità valutativa geriatrica delle Asl finisce in graduatoria, in attesa di un posto che garantisca condizioni economiche sostenibili. Le associazioni chiedono quindi alla nuova amministrazione regionale di riprendere senza ulteriori ritardi il confronto sul piano sociosanitario, per affrontare quella che definiscono una condizione di negazione delle cure nei confronti degli anziani malati non autosufficienti del Piemonte.

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